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  • Enrico Ballestrazzi

Finalmente a San Siro!


Ricordando il Modena Park!

“Finalmente a San Siro!”

Lo avevo sfiorato l’anno scorso a Padova, ma per colpa di una mail non arrivata (la mia richiesta di accredito) con molta delusione mi sono detto: be ci riproverò l’anno prossimo e così è stato, partito per tempo ho cominciato a martellare l’agenzia di dovere, fino ad ottenere un “le faremo sapere” che di per se non è un granché ma nemmeno uno scordatelo, fino al mitico giorno (il giorno prima) in cui ricevo l’email di conferma dell’accredito, quasi non ci credo quasi da rispondere “ma sei sicuro?? Non ti sei sbagliato??”

dopo qualche ora realizzato che probabilmente era vero, comincia la fase preparatoria prima di tutto dire a me stesso di stare calmo e sereno e poi organizzarmi col mio lavoro per poter godermi la trasferta, la notte passa lenta sono così carico che non riesco a dormire e il mattino ancora peggio la passo a cantare le canzoni di Vasco mentre carico le batterie delle macchine fotografiche, svuoto le SD, pulizia obiettivi insomma preparo accuratamente il tutto (quasi fosse la prima volta che vado a fotografare un concerto) ormai è giunta l’ora carico tutto in macchina navigatore impostato “Direzione Stadio Meazza” mi sparo i miei 225 km, io sono di Modena e che sarà mai direte voi, c’è gente da tutta Italia in effetti è vero per il proprio Beniamino si fa questo ed altro,

i km passano anche svelti tra viaggi mentali canzoni del Blasco e il ripasso se ho preso tutto, arrivo intorno alle 17.30 mi piace sempre arrivare prima, per ambientarmi meglio con il posto dove farò foto poi questo che non conosco ancora con più ragione, parcheggio li più o meno in zona vedo in lontananza lo Stadio è così grande che sembra il Duomo di Milano, per raggiungerlo mi basta seguire la massa e mi ci trovo davanti, e davanti è ancora più di quello che credevo, qui è già tutto pronto la festa è già iniziata, la birra in mano e le canzoni di Vasco in sottofondo che provengono dalle baracchine del Food, sono d’obbligo il sole si fa sentire ma siamo a Giugno e questo venticello che si è alzato fa ben sperare, finisco la mia birra saluto mia cugina ritrovata proprio li a San Siro e vado verso il cancello Zero quello da cui dovrò entrare io, sono le 19 la consegna del accredito e per le 19.50

iniziano ad arrivare anche gli altri fotografi, alcune facce già viste altre nuove ed inizia lo scambio di opinioni di battute e tutti con quel non ci speravo ma adesso siamo qui. Arriva il responsabile di Live Nation con la busta con i pass ci chiede il nome e cognome ho quasi paura a dirglielo, ma sta a vedere che mi dice che non ci sono penso io, invece no, andata varco il cancello tipo il film fuga di mezzanotte quando il protagonista prigioniero vestito da poliziotto varca il cancello e fugge, la soddisfazione è la stessa mentre camminiamo ci viene detto che faremo prima un passaggio sul palco e possiamo dare foto, cosa?? Penso io ma successo che nessuno ti facesse salire sul palco, a be aspetta ma qui parliamo mica di nessuno, parliamo di un certo Rossi che di nome fa Vasco, inforco le macchine a tracolla e salgo su quella salita insieme agli altri fotografi, quella che fa lui prima di iniziare il tunnel è buio e solo dalla tenda davanti a me filtra la luce, altri due metri la sposto e li trovi la vita, sembra quasi una romanza prima il buio come la morte e di colpo la gente cioè la vita, gli occhi non riescono a vedere il tutto, devi girare la testa a destra e a sinistra e ovunque guardi c’è gente percorro la passerella tra la folla che saluta, fino ad arrivare al triangolo dove trovi immensa la scritta VASCO quasi fosse a rivendicare la proprietà musicale di quello stadio, l’emozione è a mille ma dopo un selfie di dovere (devi anche far rosicare un po' gli amici) è meglio che comincio a fare qualche foto, prima che il tempo scada, prima di essere riportato alla realtà, e di fatti ci dicono: ragazzi adesso andiamo giù e aspettate qui, va bene ne approfitto per ricontrollare tutto e per fumarmi una sigaretta il tempo di spegnarla e via ci chiamano ci facciamo strada tra il palco,

cavi e transenne di persone che cantano un unico coro “Ole Ole Ole Oleee Vascoo Vascoo” mentre dagli spalti parte la ola ed è tutto cosi magico che sembra surreale sembra quel “Vivere una Favola” il palco è altissimo e va in discesa verso la fine della passarella il punto più basso rimane sempre un metro e settanta di altezza circondato dai Led sul perimetro, un bel casino per intenderci, parte il fumo la band prende posto via le prime note e da quel tendone esce lui, il Blasco tra il boato della folla e davvero “Qui si fa la storia” lui è in formissima giacca sfavillante e sulle maniche la scritta Kom il Komandante è lui, e via con “Mi si escludeva” cerco di fotografare tutto quello che riesco ma poi su “Buoni o Cattivi” mollo tutto e comincio a cantare insieme al resto del popolo del Blasco, poi “La Verità” e qui bisogna che ci riprovo a portare a casa qualche scatto ma poi fine, finiti i quattro pezzi e ci invitano a lasciare il Pit ma grazie al biglietto che ci hanno dato assieme al pass possiamo rimanere a goderci il Live, messi via gli attrezzi del mestiere attraverso e vado nel prato, una birra e si inizia a scaricare via la tensione adesso è solo godimento, mi ero detto di rimanere fino alle 22 per poi tornare a casa con calma, ma ancora una, ancora una, ancora una tra qualche salto con “Rewind” e qualche lacrima con “Sally” si arriva ad “Albachiara” e sul “E con questa vi saluto” e mi sa che adesso ti saluto anche io Blasco e saluto questa “Botta di Vita” che mi accompagnerà verso casa e che non dimenticherò mai.

Enrico Ballestrazzi

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